I principali risultati della diciottesima edizione dell’Osservatorio annuale di Findomestic Banca, in partnership con Ipsos, hanno rilevato che gli italiani stanno vivendo una sensazione di impossibilità alla programmazione del prossimo futuro. Il 53% degli italiani intervistati tra i 24 e i 59 anni è pessimista circa la situazione economica personale: il 31% prevede peggioramenti nei prossimi 3 anni e il 22% li ha già rilevati negli ultimi 12 mesi. Solo il 37% è riuscito a risparmiare parte del reddito negli ultimi 12 mesi. La situazione peggiora tra i 45-59enni, poiché in questa fascia di età solo il 27% ha messo qualcosa da parte, a conferma del fatto che la situazione critica dei giovani si ripercuote sulle abitudini della generazione precedente. Infatti, sono i genitori i principali finanziatori dei figli.
Modus vivendi
Di fronte alla crescente disoccupazione e alla riduzione del potere d’acquisto la maggioranza ha modificato il proprio stile di vita rispetto al passato. I consumi delle famiglie sono rallentati nel 2011 a causa dell’evoluzione del reddito disponibile, che ha continuato a ridursi in termini reali, e delle perdite subite dalla ricchezza finanziaria a seguito della turbolenza sui mercati. Il 2011 è stato il quarto anno consecutivo di contrazione del reddito disponibile reale, che si è portato a livelli del 5% inferiori rispetto a quelli precedenti la crisi. I consumi hanno comunque mostrato una certa capacità di tenuta. Inoltre, per poter preservare i livelli di spesa, gli italiani hanno iniziato a compiere scelte di consumo selettive, orientate alla ricerca di prodotti, servizi e canali convenienti e alla riduzione degli eccessi e degli sprechi.
Muovendoci per macroaggregati di spesa, gli acquisti di beni durevoli sono risultati ancora una volta i più sacrificati (Findomestic l’aveva riscontrato già a fine 2010). Accade sempre in momenti di mercato incerti e di peggioramento del ciclo economico. Le ragioni sono il prezzo medio elevato e la possibilità di rinviare l’acquisto quando non necessario, ossia quando non indotti da una necessità primaria o da quella di sostituzione del bene in dotazione. A fine 2011, i consumi di beni durevoli totali ammontano, dai dati Istat, a 77.813 milioni di euro (1.290 milioni pro capite). Nel complesso quindi la contrazione dei volumi è di -2,7%, nonostante gli acquisti siano stati sostenuti da prezzi che si sono ridotti dell’1,7%. Rispetto al periodo precedente la crisi, il 2007, il livello degli acquisti è inferiore del 14%.
Le attese di quest’anno
A fronte delle manovre di riequilibrio dei conti pubblici che, in larga parte, gravano sulle famiglie, nel 2012 la situazione dei redditi rimarrà critica. Secondo le stime di Findomestic, nonostante un’ulteriore riduzione della propensione al risparmio, le famiglie non riusciranno a mantenere i livelli di consumo del 2011. Si stima una contrazione ulteriore dello 0,3%, in termini reali. Rispetto al 2007, il ribasso previsto è dell’1,6%.